Categoria: AI per aziende B2B familiari Data di pubblicazione: 28/09/2026
In sintesi
Secondo dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, il 76% delle PMI italiane non ha investito né prevede di investire in intelligenza artificiale. Il ritardo è particolarmente marcato nelle filiere manifatturiere specializzate e nelle microimprese fornitrici.
I fatti
Sulla base dei dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, il 76% delle piccole e medie imprese italiane non ha investito né prevede di investire in intelligenza artificiale. Solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione sull’AI e il 47% non ha svolto attività di ricerca e sviluppo negli ultimi tre anni. Il divario appare più accentuato nelle filiere manifatturiere specializzate e tra le microimprese fornitrici. L’analisi interpreta il dato non come semplice divario tecnologico, ma come questione di impreparazione organizzativa e carenza di competenze interne, più che di disponibilità economica della tecnologia. Fonte: AIPIA, “PMI italiane e AI: il 76% resta fuori, i dati Polimi”, 27 giugno 2026.
Cosa significa
Per un’azienda B2B familiare il dato, letto al contrario, è un’opportunità di posizionamento. Se tre imprese su quattro restano ferme, chi introduce l’AI su processi concreti guadagna un vantaggio competitivo tangibile. Non serve partire da progetti complessi: l’analisi dei dati commerciali, la preparazione di contenuti e offerte, l’organizzazione delle informazioni sui clienti sono ambiti in cui strumenti accessibili producono risultati rapidi. Il vero ostacolo, come segnala lo studio, non è il costo ma la competenza interna, quindi la formazione.
Conclusioni
Il ritardo diffuso lascia spazio a chi si muove per primo con metodo. Da dove iniziare: quale attività ripetitiva assorbe oggi più tempo all’ufficio commerciale, e quanta parte potrebbe essere assistita dall’AI?
Redazione Industria Lombarda News