Categoria: Economia e industria in Lombardia Data di pubblicazione: 10 agosto 2026
In sintesi
La manifattura lombarda chiude il primo semestre 2026 con una crescita contenuta della produzione (+2,4% su base annua), ma le previsioni per il secondo semestre sono in peggioramento. I costi delle materie prime e dell’energia continuano a erodere i margini, mentre Bergamo e Brescia restano le province più dinamiche del sistema industriale regionale.
I fatti
Secondo i dati rilevati da Assolombarda e dalle Camere di Commercio lombarde, nei primi tre mesi del 2026 la produzione industriale in Lombardia è cresciuta dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, con un incremento del fatturato pari allo 0,6%. Su base annua, la produzione segna un +2,4% e il fatturato sale del 2,8%. Numeri positivi, ma che nascondono una tensione crescente: i prezzi delle materie prime sono aumentati del 3,7% nell’industria e del 6,1% nell’artigianato rispetto al trimestre precedente. La quota di fatturato realizzata all’estero si attesta al 38,9%, confermando la vocazione export del manifatturiero lombardo. Per il 2026, le previsioni indicano una crescita del PIL regionale pari allo 0,4%, con consumi attesi in rialzo del +0,6%. Bergamo e Brescia confermano il loro ruolo di traino, ma anche le due province registrano un rallentamento rispetto al biennio 2023-2024. Il 2026 si configura come un anno di transizione: la domanda estera regge, ma il mercato interno rimane fermo. Fonte: Gazzetta della Lombardia, “Bergamo e Brescia rallentano ma restano trainanti nel 2026”, luglio 2026; Assolombarda, Report economia lombarda, 2026.
Cosa significa
Per un’azienda manifatturiera B2B con 50-300 dipendenti, questo scenario richiede una doppia attenzione: da un lato monitorare con precisione i costi di produzione, che stanno erodendo margini già sotto pressione; dall’altro non rinunciare a investire sulla capacità commerciale, soprattutto verso i mercati esteri. La crescita del fatturato estero al 38,9% del totale dimostra che le aziende che hanno strutturato canali di vendita internazionali resistono meglio alle flessioni della domanda interna. Chi è ancora dipendente dal mercato italiano rischia di trovarsi con ordini in calo nel secondo semestre.
Conclusioni
Il 2026 non è un anno da affrontare in modalità “aspettiamo che passi”: è il momento giusto per consolidare la presenza sui mercati esteri e ridurre la dipendenza da una domanda interna che non ripartirà in tempi brevi. Redazione Industria Lombarda News.