Categoria: Trasformazione digitale e Industria 4.0    Data di pubblicazione: 1 ottobre 2026

In sintesi

Nel primo semestre 2026 il manifatturiero italiano ha concentrato il 18,4% di tutti gli attacchi informatici andati a segno nel Paese, quasi il doppio rispetto al 12,4% del 2025. Il ransomware resta la minaccia prevalente.

I fatti

Secondo i dati Clusit presentati al Security Summit OT 2026, in Italia sono stati registrati 45 attacchi informatici andati a segno contro aziende manifatturiere su un totale di 267 a livello globale nello stesso periodo. Il ransomware è la tecnica utilizzata nell’89% dei casi nel primo semestre 2026, in aumento dal 76% del 2025, un incremento che Clusit collega anche ai nuovi obblighi di segnalazione previsti dalla direttiva NIS2. Oltre il 98% degli incidenti ha matrice cybercriminale. Se gli attacchi di gravità critica sono scesi dal 13% al 7%, quelli di gravità alta restano elevati, al 91% del totale. Per Luca Bechelli, direttore scientifico dell’Osservatorio Clusit, “un livello di impatto alto nel 91% degli attacchi rappresenta un rischio operativo che la sola regolamentazione non può ancora ridurre”. Fonte: Clusit, dati presentati al Security Summit OT 2026, ripresi da Industria Italiana e LineaEDP, 24 settembre 2026.

Cosa significa

Per una PMI manifatturiera con impianti connessi, linee automatizzate o sistemi di controllo industriale in rete, questi numeri segnalano che il rischio informatico non riguarda più solo le grandi imprese. Un attacco ransomware su una linea di produzione può fermare le consegne per giorni, con conseguenze dirette sui contratti in essere, spesso di valore superiore ai 100mila euro. La crescita degli obblighi di segnalazione previsti da NIS2 significa inoltre che anche le imprese di fascia media dovranno strutturare procedure di risposta e comunicazione in caso di incidente, non solo misure tecniche di prevenzione.

Conclusioni

Prima di investire in nuovi macchinari o software connessi, è utile far mappare da un tecnico esterno i punti di accesso più vulnerabili degli impianti esistenti: nella maggior parte dei casi il rischio maggiore non è nella tecnologia più recente, ma nei sistemi meno recenti mai messi in sicurezza.

Redazione Industria Lombarda News

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