Categoria: Costi energetici, normative e incentivi Data di pubblicazione: 04/10/2026
In sintesi
Secondo le stime di Confcommercio, il caro energia costerà alle imprese italiane oltre un miliardo di euro nel secondo semestre 2026. Il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è salito del 73,3% rispetto alla media 2025, quello del gas del 161,2% rispetto a settembre 2025.
I fatti
Le stime di Confcommercio quantificano in oltre un miliardo di euro l’aggravio per il secondo semestre 2026, con un impatto stimato di 494 milioni sul commercio al dettaglio, 207 milioni sulla ristorazione, 164 milioni sul ricettivo alberghiero e 111 milioni sui pubblici esercizi. Sul fronte dei prezzi all’ingrosso, il PUN dell’energia elettrica a settembre 2026 risulta superiore del 73,3% rispetto alla media 2025 e del 271,1% rispetto ai livelli pre-Covid; il gas sul mercato TTF europeo segna un +161,2% rispetto a settembre 2025, in scia a un petrolio cresciuto del 55,7% dall’inizio dell’anno. L’Italia paga l’elettricità più cara rispetto ai principali partner europei: 65,3 euro/MWh in più della Germania, 67,2 in più della Spagna e 69,4 in più della Francia. Fonte: Quotidiano del Sud, “Confcommercio, il caro energia costerà alle aziende fino a 1 miliardo”, 20 settembre 2026.
Cosa significa
Per una PMI manifatturiera con consumi energetici significativi, il differenziale di prezzo rispetto a Germania, Spagna e Francia non è un dato macroeconomico astratto: si traduce in un costo di produzione strutturalmente più alto di quello dei concorrenti europei diretti, proprio nei settori dove i margini si giocano su pochi punti percentuali. Le imprese che non hanno ancora bloccato il prezzo dell’energia con contratti a lungo termine, o valutato l’autoproduzione tramite fotovoltaico e comunità energetiche, restano esposte in pieno alla volatilità dei mercati all’ingrosso.
Conclusioni
Con un differenziale di costo energetico che penalizza la manifattura italiana rispetto ai principali concorrenti europei, la copertura del rischio di prezzo, tramite contratti a termine o autoproduzione, va trattata come una priorità gestionale e non più come un’opzione accessoria.
Redazione Industria Lombarda News