Categoria: AI per aziende B2B familiari Data di pubblicazione: 31 luglio 2026
In sintesi
Assolombarda ha lanciato un allarme chiaro: solo l’8% delle PMI lombarde ha avviato progetti strutturati di intelligenza artificiale, a fronte del 71% delle grandi imprese. Il rischio è che il divario diventi irreversibile. Il settore AI italiano vale già 4,1 miliardi di euro e cresce, ma i benefici si concentrano nelle aziende più grandi e in tre regioni: Piemonte, Lombardia e Toscana.
I fatti
I dati presentati da Assolombarda nell’ambito del progetto forgIA sono inequivocabili: il 71% delle grandi imprese italiane ha già lanciato programmi strutturati di intelligenza artificiale, mentre solo l’8% delle PMI si trova nello stesso stadio. Si tratta di un divario che non riguarda solo la tecnologia in sé, ma la capacità di utilizzarla per generare vantaggio competitivo: efficienza operativa, velocità di risposta al mercato, qualità del processo decisionale.
Secondo un’analisi di Salesforce citata da Industria Italiana, il 73% delle PMI italiane utilizza o sta sperimentando strumenti di AI, ma in modo prevalentemente informale e non strutturato: chatbot commerciali, strumenti di produttività individuale, sistemi di generazione di testi. La distanza con le grandi imprese non sta nell’uso saltuario di questi strumenti, ma nella capacità di integrarli nei processi produttivi e commerciali core dell’azienda.
Il settore italiano dell’AI ha raggiunto 4,1 miliardi di euro di ricavi complessivi, con 22.740 addetti specializzati. La concentrazione geografica è marcata: Piemonte, Lombardia e Toscana ospitano la quota maggiore delle imprese del comparto. Assolombarda, in risposta a questo scenario, ha attivato il progetto forgIA in collaborazione con il Politecnico di Milano, con l’obiettivo di portare il 10% di crescita della produttività nelle PMI dell’area metropolitana, per un valore stimato di 2,4 miliardi di euro.
L’ostacolo principale non è economico: è la mancanza di dati strutturati e integrati. Come osservano i relatori del webinar Industria Italiana del 15 luglio scorso, l’AI produce valore solo se può operare su dati affidabili, aggiornati e coerenti. Nella maggior parte delle PMI, le informazioni sono disperse tra ERP, fogli Excel, email e sistemi non connessi tra loro.
Fonte: Industria Italiana, “L’allarme di Assolombarda: solo l’8% delle PMI ha avviato progetti di AI contro il 71% delle grandi imprese”; Industria Italiana, “AI italiana: comparto da 4,1 miliardi”, 2026.
Cosa significa
Per un CEO di seconda generazione alla guida di un’azienda manifatturiera lombarda, questo dato dovrebbe essere un campanello d’allarme. L’AI non è fantascienza e non richiede investimenti da grande corporation: esistono già strumenti accessibili per automatizzare la gestione commerciale, analizzare i dati di produzione e ottimizzare la supply chain. Il problema è sapere da dove partire, e avere i dati in ordine per farlo. Chi non inizia nei prossimi 18 mesi rischia di dover recuperare un gap difficile da colmare.
Conclusioni
Il primo passo non è scegliere lo strumento AI: è fare un inventario onesto di quali dati l’azienda ha, in che formato, e chi li usa. Solo a partire da quella base si può costruire qualcosa che funziona davvero.
Redazione Industria Lombarda News