Categoria: AI per aziende B2B familiari    Data di pubblicazione: 4 luglio 2026

In sintesi

Il timore più diffuso tra gli imprenditori di seconda e terza generazione rispetto all’AI non è il costo: è perdere il know-how artigianale e ingegneristico che rende unica la propria azienda. All’Industria Italiana Summit, aziende come Levoni e consulenti come Rina hanno mostrato che l’AI può amplificare — non sostituire — le competenze chiave, a patto di partire dalla mappatura di ciò che si vuole preservare.

I fatti

Michele Rinaldi di Levoni, intervenuto all’Industria Italiana Summit di novembre 2025, ha posto una domanda che molti imprenditori familiari si fanno ma raramente dicono ad alta voce: «Come si fa a evolvere con l’AI senza perdere l’identità e le competenze interne che ci hanno fatto diventare quello che siamo?». La risposta elaborata dall’azienda parte dalla mappatura: Levoni ha identificato i processi core — quelli che contengono il know-how differenziante — e li ha esclusi dall’automazione immediata, privilegiando invece i processi ancillari (gestione documentale, tracciabilità, reportistica) dove l’AI può portare efficienza senza toccare il cuore produttivo. Francesco Buonsanti di Rina ha introdotto il concetto di «AI come moltiplicatore del know-how ingegneristico»: non un sistema che sostituisce l’esperto, ma uno strumento che rende l’expertise dell’esperto disponibile in modo più rapido, scalabile e documentato. Un esempio concreto: i tecnici senior di un’azienda manifatturiera possono «addestrare» un sistema AI con le proprie procedure di controllo qualità, rendendole disponibili ai colleghi meno esperti in modo strutturato. Stefano Venchi di EY Technology Consulting ha sottolineato come la vera sfida non sia tecnologica ma culturale: il 70% dei progetti AI in azienda fallisce non per limiti tecnici, ma per resistenza interna al cambiamento e mancanza di sponsorship dal vertice aziendale.

Fonte: Industria Italiana, «AI nelle aziende storiche: Michele Rinaldi (Levoni)», novembre 2025; «L’AI come moltiplicatore del know-how ingegneristico: Francesco Buonsanti (Rina)», novembre 2025.

Cosa significa

Per un CEO di seconda generazione che ha ereditato un’azienda con decenni di expertise tecnico, il rischio non è nell’AI in sé: è nell’implementazione frettolosa che tocca i processi sbagliati. La strategia corretta è quella di Levoni: mappare prima cosa vuoi preservare, poi capire dove l’AI può amplificare anziché sostituire. Il CEO deve essere il primo sponsor del progetto — non può delegarlo completamente all’IT o a un consulente esterno senza perdere il controllo della trasformazione.

Conclusioni

L’AI non è una minaccia all’identità aziendale se viene introdotta con metodo. È una minaccia solo se viene adottata senza strategia, con la speranza che «si sistemi da sola». Il punto di partenza è sempre una domanda semplice: cosa rende unica questa azienda, e come l’AI può renderlo ancora più forte?

Redazione Industria Lombarda News

Avatar photo

Di Redazione Industria Lombarda News

News per gli imprenditori B2B

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *