Categoria: Passaggio generazionale e imprese familiari    Data di pubblicazione: 8 luglio 2026

In sintesi

Il 60% dei passaggi generazionali nelle imprese familiari italiane non si realizza per cause relazionali, non tecniche. Mancanza di fiducia, conflitti latenti e assenza di un piano condiviso sono i fattori che bloccano la transizione più della complessità fiscale o giuridica. I dati emergono dall’analisi di Confindustria e dal confronto con le best practice europee.

I fatti

Le imprese familiari rappresentano l’80% del PIL italiano e impiegano il 75% della forza lavoro. Eppure, la loro capacità di sopravvivere alla transizione generazionale è strutturalmente fragile. Secondo i dati elaborati nell’ambito del progetto GenerAZIONI di Confindustria, il 60% dei passaggi generazionali pianificati non si realizza per mancanza di allineamento e di fiducia all’interno della famiglia imprenditoriale.

I fattori di rischio più comuni includono: l’assenza di un piano di successione formalizzato, la resistenza del fondatore a cedere il controllo operativo, il mancato coinvolgimento della generazione entrante nelle decisioni strategiche negli anni precedenti la transizione, e i conflitti tra eredi sulle quote di governance. A questi si aggiunge spesso una confusione tra proprietà e gestione: chi eredita le quote non è necessariamente la persona più adatta a guidare l’azienda.

Sul fronte degli strumenti giuridici, Il Sole 24 Ore evidenzia come il patto di famiglia e il trust siano le due strade principali per garantire la continuità aziendale. Il patto di famiglia consente di trasferire l’azienda agli eredi designati con regole chiare sulla liquidazione degli altri aventi diritto; il trust, più flessibile ma più complesso, permette una separazione netta tra la proprietà del patrimonio e la sua gestione. Entrambi richiedono una pianificazione anticipata e il supporto di professionisti specializzati.

Un dato incoraggiante viene da una ricerca citata da Il Sole 24 Ore: le imprese guidate da nuove generazioni mostrano una crescita superiore del 10% rispetto a quelle in cui il fondatore rimane al vertice oltre la propria fase naturale. Il cambiamento paga, ma solo se gestito con metodo.

Fonte: Il Sole 24 Ore, “Il passaggio generazionale nelle PMI italiane: sfide e grandi opportunità”, 2026; Confindustria, progetto GenerAZIONI, marzo 2026.

Cosa significa

Per un’azienda manifatturiera lombarda di seconda o terza generazione, il rischio non è di non avere eredi: è di non avere un piano. La differenza tra un passaggio generazionale riuscito e uno bloccato non sta quasi mai nelle questioni fiscali, che si risolvono con i consulenti giusti. Sta nella capacità di parlare in famiglia di aspettative, ruoli e confini prima che la necessità lo imponga in modo traumatico.

Conclusioni

Strutturare oggi un piano di successione — anche informale — e aprire un confronto trasparente tra generazioni è il miglior investimento che un imprenditore di seconda generazione possa fare per l’azienda che ha ereditato e che intende lasciare.

— Redazione Industria Lombarda News

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