Categoria: Passaggio generazionale e imprese familiari    Data di pubblicazione: 27 giugno 2026

In sintesi

Le statistiche internazionali sono impietose: meno del 30% delle imprese familiari supera il passaggio alla seconda generazione, e meno del 12% arriva alla terza. Le cause principali non sono tecniche o fiscali, ma legate alla governance e alla comunicazione intra-familiare.

I fatti

Il passaggio generazionale nelle imprese familiari italiane è uno dei temi più rilevanti per il tessuto produttivo del Paese, in particolare nelle province manifatturiere lombarde dove la presenza di aziende a conduzione familiare è storicamente elevata. Secondo le analisi di EY e di Milano Finanza su un campione di imprese italiane, il tasso di sopravvivenza al cambio generazionale è strutturalmente basso: circa il 70% delle aziende familiari non supera la transizione dalla prima alla seconda generazione.

Le cause dei fallimenti non sono quasi mai di natura tecnica o fiscale. Gli strumenti giuridici (patto di famiglia, holding di controllo, trust) esistono e funzionano. Il problema è a monte: mancanza di un piano di successione formalizzato, conflitti tra eredi su ruoli e compensi, assenza di una governance chiara che separi la proprietà dalla gestione, e resistenza del fondatore a cedere effettivamente il controllo operativo.

Un’analisi su un campione di imprese bresciane presentata al convegno di maggio 2026 all’Università di Brescia ha evidenziato che le transizioni riuscite hanno in comune tre caratteristiche: un periodo di affiancamento strutturato (mediamente 3-5 anni), la definizione di un patto di famiglia che regola le aspettative di tutti i soci, e il ricorso a un amministratore indipendente o a un consiglio di amministrazione con almeno un consigliere esterno.

Sul fronte fiscale, il 2026 porta alcune opportunità: le novità introdotte dalla riforma fiscale rendono più conveniente il trasferimento dell’impresa in vita rispetto alla successione post-mortem, con esenzioni sull’imposta di successione a condizione che i beneficiari proseguano l’attività per almeno cinque anni.

Fonte: EY, «Il passaggio generazionale nelle aziende familiari: sfide ed opportunità», 2026; Milano Finanza, «Il passaggio generazionale nelle imprese familiari italiane», 2026; Brescia Tomorrow, 23 maggio 2026.

Cosa significa

Per un CEO di seconda generazione di un’azienda manifatturiera con 50-200 dipendenti, la domanda da porsi non è «quando avverrà il prossimo passaggio», ma «siamo già strutturati per gestirlo quando si presenterà». Una governance chiara, un CDA con competenze esterne, un piano di successione documentato: sono strumenti che migliorano la performance aziendale nell’immediato, oltre a tutelare la continuità a lungo termine.

Conclusioni

Il passaggio generazionale si prepara con anni di anticipo, non nei sei mesi che precedono il ritiro del fondatore. Il momento migliore per iniziare è oggi: un advisor specializzato può aiutare a disegnare una governance adeguata in tempi relativamente brevi.

Redazione Industria Lombarda News

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