Categoria: AI per aziende B2B familiari    Data di pubblicazione: 6 luglio 2026

In sintesi

L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane è raddoppiata in un anno, dall’8,2% al 16,4%, ma l’84% delle PMI non usa ancora l’AI nei propri processi aziendali. Il divario tra grandi imprese (53,1% di adozione) e piccole e medie realtà (15,7%) ha raggiunto 37,4 punti percentuali, in aumento rispetto ai 25 punti dell’anno precedente. Una forbice che si allarga, con conseguenze competitive concrete.

I fatti

I dati sull’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane aggiornati al 2026 restituiscono un quadro contraddittorio. Da un lato, la crescita è innegabile: il tasso di adozione complessivo è raddoppiato in dodici mesi, passando dall’8,2% all’16,4%. Dall’altro, questo numero medio nasconde una spaccatura strutturale tra grandi aziende e PMI.

Le grandi imprese italiane hanno raggiunto un tasso di adozione dell’AI del 53,1%, con applicazioni distribuite su marketing, finanza, analisi dei dati e ottimizzazione dei processi produttivi. Le PMI, invece, si fermano al 15,7%. L’84% delle piccole e medie imprese italiane non utilizza l’intelligenza artificiale in nessun processo aziendale. Il gap è cresciuto da 25 a 37,4 punti percentuali nell’arco di un anno, segnalando un’accelerazione delle grandi imprese che le PMI non riescono a seguire.

Tra le aziende familiari italiane, il quadro è leggermente più incoraggiante: il 78% delle aziende familiari intervistate dichiara di stare implementando soluzioni AI, e una su due afferma di avere già una strategia tecnologica integrata con gli obiettivi aziendali. Le aree con il più alto grado di implementazione completa sono marketing (48%) e finanza (45%), seguite dall’analisi dei dati a supporto della Business Intelligence (40%).

Le ragioni del ritardo delle PMI sono molteplici: mancanza di competenze interne per valutare e implementare soluzioni AI, assenza di figure dedicate alla trasformazione digitale, difficoltà nel comprendere quali processi beneficerebbero maggiormente dall’automazione, e una percezione distorta dei costi — spesso sovrastimati rispetto alle soluzioni oggi disponibili sul mercato. Peraltro, il 2 agosto 2026 scatta l’AI Act europeo, con obblighi di governance e documentazione che interessano anche le PMI che usano sistemi AI classificati ad alto rischio.

Fonte: Osservatori.net, “PMI tra crisi, energia e AI: il rischio è sottovalutare la trasformazione digitale”. PMI.it, “L’AI fa crescere le imprese familiari del Made in Italy”. GoGrowing, “L’intelligenza artificiale in azienda non muore di tecnologia. Muore di governance”, 21 maggio 2026.

Cosa significa

Per un CEO di seconda generazione di un’azienda manifatturiera lombarda, questi dati hanno un significato preciso: i concorrenti di grandi dimensioni stanno già usando l’AI per ottimizzare la produzione, personalizzare le offerte commerciali e ridurre i costi operativi. Il gap aumenta ogni anno. Non si tratta di inseguire una moda tecnologica, ma di non perdere competitività sui costi e sulla capacità di risposta al mercato. Il punto di partenza più accessibile è spesso l’automazione dei processi ripetitivi nell’ufficio commerciale o nella gestione degli ordini — non la robotica avanzata.

Conclusioni

L’84% delle PMI italiane che non usa ancora l’AI non è in sicurezza — è in ritardo. Le aziende che iniziano adesso, anche con un progetto limitato su un processo specifico, costruiscono le competenze interne per competere nei prossimi cinque anni.

Redazione Industria Lombarda News

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