Categoria: Export e internazionalizzazione Data di pubblicazione: 18 luglio 2026
In sintesi
I dati del primo trimestre 2026 fotografano una Lombardia manifatturiera con due velocità sull’export: Brescia cresce di uno 0,7% che vale continuità (è il sesto trimestre consecutivo positivo), mentre Bergamo segna un -6,4% preoccupante, trainato verso il basso soprattutto dalla frenata delle esportazioni verso gli Stati Uniti.
I fatti
L’export bresciano nel primo trimestre 2026 ha raggiunto 5.123 milioni di euro, con un incremento dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il risultato, pur modesto, è il sesto segno positivo consecutivo e si colloca al di sopra della media lombarda (stabile) ma al di sotto della crescita nazionale (+1,3%). I settori più vivaci a Brescia sono stati prodotti alimentari e bevande (+3,2%), articoli in gomma e materie plastiche (+3,7%) e prodotti della metallurgia (+6,0%).
Ben diversa la situazione a Bergamo, dove l’export artigiano ha registrato un calo del 6,4% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2025. A pesare è soprattutto l’esposizione al mercato americano, che per entrambe le province segna un -8,4% a causa dell’effetto combinato dei dazi protezionistici dell’amministrazione americana e delle oscillazioni del tasso di cambio euro/dollaro. A ciò si aggiungono rallentamenti su alcuni mercati strategici dell’Europa orientale e del Medio Oriente, dove la geopolitica continua a condizionare i flussi commerciali.
La fotografia si fa più nitida guardando all’intera Lombardia: le esportazioni regionali hanno raggiunto 167 miliardi di euro nel 2025, con un posizionamento strutturale che resta tra i più solidi d’Europa. Ma il 2026 introduce discontinuità che richiedono un ripensamento delle strategie geografiche.
Fonte: QuiBrescia / Bresciaoggi, “Export bresciano in lieve crescita: nel primo trimestre 2026 segna +0,7%”, 12 giugno 2026; BergamoNews, “Artigiani, l’export bergamasco nel primo trimestre scende del 6,4%”, 4 luglio 2026.
Cosa significa
Per una PMI manifatturiera lombarda con 50-300 dipendenti, il dato è un invito concreto a diversificare i mercati di sbocco. Affidarsi a uno o due mercati principali — USA in testa — espone oggi a rischi che non dipendono dalla qualità del prodotto ma da fattori geopolitici e valutari incontrollabili. Le aziende che negli ultimi 18 mesi hanno iniziato a costruire presenza commerciale in mercati alternativi (Europa del nord, Golfo Persico, Sud-Est asiatico) stanno raccogliendo i frutti di questa diversificazione.
Conclusioni
Il mercato USA resta importante, ma non può più essere l’unica destinazione prioritaria. Iniziare a mappare due o tre mercati alternativi — con la stessa serietà con cui si presidia quello principale — è il lavoro commerciale più urgente del 2026.
Redazione Industria Lombarda News