Categoria: Export e internazionalizzazione Data di pubblicazione: 4 agosto 2026
In sintesi
Il quadro dei dazi USA sull’import europeo pesa in modo significativo sulle PMI manifatturiere italiane, con una stima di contrazione del fatturato tra il 5% e il 7% per le aziende più esposte. Nonostante questo, le medie imprese italiane non si fermano: il 62% prevede un aumento del fatturato nel 2026 e il 58% punta a crescere nell’export diversificando i mercati di sbocco.
I fatti
Secondo le analisi di Confindustria e del Centro Studi di Assolombarda, i dazi statunitensi al 30% sulle importazioni dall’Unione Europea potrebbero generare perdite per l’export italiano superiori ai 16 miliardi di euro nel medio periodo. Per le PMI manifatturiere più esposte al mercato americano la stima è una contrazione del fatturato compresa tra il 5% e il 7%. Il PIL italiano rischia una flessione dello 0,3% nel biennio 2025-2026, con l’export di beni in calo dell’1,2% e gli investimenti in macchinari a -0,4%. I settori più colpiti sono macchinari, autoveicoli e prodotti chimici. Sul fronte delle medie imprese — il cosiddetto “Quarto Capitalismo” italiano — il quadro è però più sfumato. Il rapporto Mediobanca-Unioncamere segnala che il 57% delle imprese di medie dimensioni esporta negli Stati Uniti, ma che il 62% prevede comunque un aumento del fatturato nel 2026. Di fronte ai dazi, il 44,4% delle aziende intende mantenere i prezzi a parità di volumi; il 30,9% li manterrebbe anche accettando una riduzione delle quantità vendute. Parallelamente, Regione Lombardia ha aperto nuovi bandi “Export su Misura” con focus su Arabia Saudita, Brasile, India, Singapore e USA, accompagnando le PMI verso missioni commerciali internazionali con un beneficio massimo di 11.500 euro per azienda. Fonte: Il Sole 24 Ore, “Dazi USA al 30% sull’import UE”, 2026; Firstonline, “Medie imprese italiane, crescita 2026 tra export, innovazione e incertezza globale”, luglio 2026; Assolombarda, “Bando Export su Misura”.
Cosa significa
Per un’azienda manifatturiera lombarda che già esporta o vuole farlo, il 2026 richiede una revisione strategica dei mercati di riferimento. Dipendere troppo dagli USA è un rischio, ma non è un problema insormontabile: i mercati di India, Brasile, Emirati Arabi e Sud-est asiatico offrono opportunità concrete, e i bandi regionali possono coprire parte dei costi di esplorazione. L’errore più comune è attendere segnali definitivi prima di muoversi: le imprese che si sono già attivate stanno costruendo relazioni commerciali che varranno nei prossimi anni.
Conclusioni
I dazi USA non sono una crisi da attraversare passivamente, ma uno stimolo a diversificare mercati e ridurre le dipendenze. Chi inizia adesso a costruire presenze commerciali in Asia e Sud America avrà un vantaggio competitivo tra due o tre anni.
Redazione Industria Lombarda News