Categoria: Export e internazionalizzazione Data di pubblicazione: 19 settembre 2026
In sintesi
Nel primo trimestre 2026 l’export lombardo si conferma stabile a 40,9 miliardi di euro, nonostante un contesto internazionale incerto. Dietro il dato aggregato si nascondono forti divari tra province e settori, e una stretta sul credito che colpisce soprattutto le piccole e medie imprese.
I fatti
La Lombardia mantiene il primato dell’export italiano con 40,9 miliardi di euro nel primo trimestre 2026, in linea con lo stesso periodo del 2025. Milano da sola pesa per 13,9 miliardi, oltre un terzo del totale regionale. A livello provinciale il quadro è a due velocità: crescono Varese (+23,2%), Lecco (+6,3%) e Monza e Brianza (+5,7%), mentre arretrano Lodi (-21,6%), Sondrio (-16,2%) e Como (-2,2%). Sul fronte settoriale volano gioielleria, occhialeria e dispositivi medici (+26,0%), seguiti da automotive (+2,9%) e metallurgia (+2,7%); in calo la moda (-7,9%) e l’agroalimentare (-4,6%). Il nodo più critico riguarda il credito: mentre le medie e grandi imprese hanno visto crescere i flussi di credito dell’1,9%, le PMI hanno subito una riduzione del 4%, arrivando a ricevere solo il 9% del finanziamento totale. Giovanni Bozzini, presidente di CNA Lombardia, evidenzia la straordinaria capacità di adattamento delle piccole imprese artigiane e lombarde. Fonte: CNA Lombardia, “Export Lombardia a quota 40 miliardi: le sfide delle PMI tra mercati globali e credito”, 6 luglio 2026.
Cosa significa
Per una PMI manifatturiera lombarda l’export resta la via principale alla crescita, ma non è più garantito da automatismi: interi settori e territori arretrano. In parallelo, l’accesso al credito si complica proprio per le imprese più piccole, quelle che avrebbero più bisogno di risorse per aprire nuovi mercati. In questo scenario diventa decisivo saper documentare la propria affidabilità e il proprio posizionamento, sia verso i clienti esteri sia verso il sistema finanziario. Presidiare i mercati internazionali con una strategia di comunicazione strutturata, e non solo con la presenza in fiera, è una leva che incide anche sulla percezione di solidità dell’azienda.
Conclusioni
Chi vuole crescere all’estero deve rendere visibile e verificabile il proprio valore, ai clienti e a chi valuta il merito creditizio. La domanda per l’imprenditore: se un buyer estero o una banca cercasse oggi informazioni sulla mia azienda, troverebbe elementi convincenti o solo un nome noto per sentito dire?