Categoria: Export e internazionalizzazione    Data di pubblicazione: 20 giugno 2026

In sintesi

I dazi USA sulle importazioni europee rischiano di costare all’export manifatturiero italiano oltre 16 miliardi di euro. Le PMI esportatrici verso gli Stati Uniti potrebbero subire una contrazione del fatturato tra il 5 e il 7%, con ricadute pesanti su meccanica, tessile e beni strumentali.

I fatti

Secondo le simulazioni di Confindustria, l’applicazione dei dazi americani sull’import dall’Unione Europea determinerà un calo dell’export italiano verso gli USA del 16,5% nel medio termine, con perdite complessive che superano i 16 miliardi di euro. Una cifra che si traduce in effetti concreti su tutta la filiera manifatturiera, in particolare per le aziende che dipendono dal mercato americano come principale sbocco estero.

La manifattura genera la quasi totalità dell’export italiano verso gli USA, pari a oltre un decimo delle vendite manifatturiere estere totali. Complessivamente, le vendite verso gli Stati Uniti attivano direttamente e indirettamente quasi il 7% della produzione manifatturiera italiana, vale a dire circa 90 miliardi di euro di valore della produzione.

Per le PMI italiane che esportano verso gli USA, le stime indicano perdite tra i 5 e gli 8 miliardi di euro. I settori più colpiti sono la farmaceutica, la meccanica, i veicoli a motore e i prodotti in metallo. Ma anche la subfornitura di secondo e terzo livello subisce gli effetti a cascata: meno ordini dai grandi gruppi esposti ai dazi significa meno commesse per tutta la filiera.

Il Rapporto Primavera 2026 di Confindustria stima che dazi e incertezza ridurranno la crescita del PIL italiano di 0,3 punti percentuali nel biennio 2025-2026, a causa di un calo delle esportazioni (-1,2%) e di una flessione degli investimenti in macchinari (-0,4%).

Fonte: Confindustria, Rapporto Primavera 2026; Il Sole 24 Ore, “Dazi USA, PMI italiane rischiano contrazione del fatturato del 5-7%”; FIRSTonline, “Export italiano 2025 resiste ai dazi USA”.

Cosa significa

Per un’azienda manifatturiera lombarda con 50-300 dipendenti che esporta anche solo una quota del proprio fatturato verso il mercato americano, il momento impone una valutazione strategica urgente: diversificare i mercati di sbocco non è più un’opzione, ma una necessità di sopravvivenza commerciale. Mercati come Germania, Francia, Svizzera, Polonia e i Paesi del Golfo offrono opportunità spesso meno presidiate dalla concorrenza.

Conclusioni

I dazi americani non sono un problema temporaneo: strutturano un nuovo equilibrio del commercio globale. Le aziende che iniziano ora a costruire presidi commerciali su mercati alternativi avranno un vantaggio decisivo nei prossimi 24 mesi.

Redazione Industria Lombarda News

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