Categoria: Trasformazione digitale e Industria 4.0 Data di pubblicazione: 24 giugno 2026
In sintesi
La direttiva NIS2 ha ampliato il perimetro delle imprese soggette agli obblighi di cybersecurity in Italia. Le PMI manifatturiere con almeno 50 dipendenti o fatturato superiore a 10 milioni rientrano ora nell’ambito applicativo. Le sanzioni arrivano fino al 2% del fatturato annuo globale, con responsabilità personale per i vertici.
I fatti
La direttiva NIS2 abbassa significativamente la soglia dimensionale rispetto alla precedente NIS: sono incluse le medie imprese con almeno 50 dipendenti o fatturato superiore a 10 milioni. Buona parte delle PMI manifatturiere lombarde rientra nel perimetro.
Gli obblighi concreti riguardano: gestione del rischio cyber (valutazione periodica, misure tecniche e organizzative), notifica degli incidenti entro 24 ore, sicurezza della supply chain, e formazione del personale. Le sanzioni: fino al 2% del fatturato annuo globale per i “soggetti essenziali”, fino all’1,4% per i “soggetti importanti”. Per un’azienda con 50 milioni di fatturato, stiamo parlando rispettivamente di 1 milione e 700.000 euro di sanzione massima. Il recepimento italiano introduce anche la responsabilità personale degli organi direttivi.
Fonte: Osservatori.net / Culture Digitali, “Digital transformation in 2026: trend e impatto sulle PMI italiane”, 2026.
Cosa significa
Per un CEO manifatturiero, NIS2 non è solo compliance ma responsabilità personale. Il punto di partenza è chiedersi: l’azienda rientra nel perimetro NIS2? Chi è il responsabile della sicurezza informatica? Spesso la risposta a quest’ultima è “nessuno in modo strutturato” — e questo è già il rischio principale.
Conclusioni
L’adeguamento non richiede investimenti enormi: si tratta spesso di formalizzare pratiche esistenti, formare il personale e dotarsi di un piano di risposta agli incidenti. Meglio investire in prevenzione che affrontare una sanzione o un attacco ransomware che blocchi la produzione.
Redazione Industria Lombarda News