Categoria: Export e internazionalizzazione Data di pubblicazione: 24 giugno 2026
In sintesi
Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore il nuovo Codice degli Incentivi, che riorganizza i sussidi all’export riducendo la dispersione e standardizzando le procedure. L’obiettivo del governo è portare le esportazioni italiane a 700 miliardi di euro entro fine legislatura, partendo da una stima di crescita del +1,7% per il 2026.
I fatti
L’internazionalizzazione delle PMI italiane rimane un nodo strutturale: meno del 10% delle piccole e medie imprese riesce a strutturare un processo efficace di export, non per mancanza di competitività produttiva, ma per assenza di risorse finanziarie dedicate alla fase iniziale di investimento.
Il nuovo Codice degli Incentivi, operativo da gennaio 2026, mira a correggere questa inefficienza con tre obiettivi: semplificare l’accesso ai fondi, ridurre i tempi di istruttoria e concentrare le risorse sui settori a maggior potenziale. Lo strumento cardine rimane il Fondo 394 gestito da SIMEST (Cassa Depositi e Prestiti), attivo dal 1991, che eroga finanziamenti agevolati per partecipazione a fiere internazionali, apertura di uffici all’estero, e-commerce cross-border e altri progetti di penetrazione commerciale.
I settori prioritari individuati per il 2026 sono: agroalimentare premium (spinto dalla domanda internazionale per il Made in Italy), tecnologie 4.0 (con incentivi cumulabili) e green & energy (collegato al piano Mattei e alla transizione energetica). La previsione di crescita dell’export per il 2026 è del +1,7%, con un target ambizioso di 700 miliardi entro la fine del mandato di governo.
Fonte: Co.Mark, Export italiano 2026: settori in crescita, mercati chiave e sfide globali – Incentivimpresa.it, 2026.
Cosa significa
Per una PMI manifatturiera lombarda con fatturato tra 15 e 50 milioni, il Fondo 394 è lo strumento più accessibile per iniziare a strutturare l’export. Non richiede garanzie reali, è a tasso agevolato e ha tempi di istruttoria inferiori rispetto ai bandi regionali. La semplificazione introdotta dal nuovo Codice abbassa ulteriormente la barriera d’accesso.
Il vero cambiamento culturale richiesto, però, è smettere di considerare l’export un’opportunità residuale — quello che si vende quando il mercato interno non basta — e trattarlo come un canale commerciale strutturato, con un piano, un budget e obiettivi misurabili.
Conclusioni
Gli strumenti per esportare esistono e sono stati semplificati. La domanda da porsi non è “se” internazionalizzarsi, ma “da quale mercato cominciare” — e il prima possibile, prima che i competitor ci arrivino.