Categoria: Trasformazione digitale e Industria 4.0 Data di pubblicazione: 3 luglio 2026
In sintesi
Nel 2026, oltre il 60% delle PMI italiane è ancora nella fase iniziale della propria maturità digitale, secondo l’Osservatorio Digitale del Politecnico di Milano. Solo il 56% ha investito nel cloud nel triennio 2023-2025, ma la quota prevista sale al 91% nel periodo 2026-2028. Un’accelerazione attesa ma non ancora avvenuta, con rischi concreti per la competitività delle aziende che aspettano.
I fatti
I dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, aggiornati al 2026, fotografano un sistema produttivo italiano in ritardo strutturale sul fronte della digitalizzazione. Oltre il 60% delle piccole e medie imprese si trova ancora nella fase iniziale del proprio percorso di maturità digitale: processi non integrati, assenza di dati strutturati per le decisioni, e scarsa connessione tra reparti produttivi e funzioni commerciali e amministrative.
Nel triennio 2023-2025, il 56% delle PMI ha effettuato investimenti nel cloud — un dato in crescita rispetto agli anni precedenti, ma ancora insufficiente a garantire la piena integrazione dei sistemi. Le proiezioni per il periodo 2026-2028 mostrano un’intenzione d’investimento molto più elevata: il 91% delle PMI dichiara di voler adottare soluzioni cloud nei prossimi due anni. La distanza tra intenzione e azione è uno dei fattori di rischio più rilevanti per il settore.
I trend tecnologici prioritari per il manifatturiero nel 2026 riguardano: l’integrazione dei sistemi informativi (ERP, MES, CRM), l’applicazione dell’intelligenza artificiale nei processi operativi, i digital twin per la simulazione e l’ottimizzazione della produzione, la configurazione digitale dei prodotti e la cyber resilience. Queste non sono più tecnologie sperimentali: sono requisiti di competitività per chi compete su filiere internazionali, dove clienti e fornitori di grandi dimensioni richiedono sempre più spesso un’integrazione digitale come precondizione per lavorare insieme.
Il rischio di sottovalutare la trasformazione digitale è reale: secondo l’Osservatori.net, le PMI che non investono oggi si trovano in pochi anni a non poter rispondere ai requisiti di filiera, perdendo ordini a favore di concorrenti già strutturati.
Fonte: Osservatori.net, “PMI tra crisi, energia e AI: il rischio è sottovalutare la trasformazione digitale”. Best Tech Partner, “Industria 4.0: Guida Strategica al ROI e Incentivi per le PMI (2026)”, maggio 2026. Culture Digitali, “Digital transformation in 2026: trend e impatto sulle PMI italiane”.
Cosa significa
Per un’azienda manifatturiera lombarda con 50-300 dipendenti, la domanda non è più “se” digitalizzarsi, ma “con quale priorità” e “con quali risorse”. Il rischio principale non è tecnologico ma organizzativo: molte aziende avviano progetti pilota che non vengono mai scalati perché manca una persona interna responsabile della trasformazione digitale, o perché l’imprenditore non ha il tempo di seguire il processo. Il 2026, con i fondi ancora disponibili attraverso i bandi Industria 4.0 e Transizione 5.0, è uno degli ultimi anni in cui è possibile accedere a incentivi significativi per questi investimenti.
Conclusioni
Aspettare ancora due anni per iniziare a digitalizzarsi significa farlo quando i fondi saranno ridotti e i concorrenti già avvantaggiati. Chi inizia oggi, anche con un progetto limitato, costruisce la base per competere nei prossimi cinque anni.
Redazione Industria Lombarda News