Categoria: Economia e industria in Lombardia Data di pubblicazione: giugno 2026
In sintesi
La Lombardia entra nel 2026 con previsioni di crescita del PIL allo 0,4%, in linea con il dato nazionale e in forte rallentamento rispetto al +1,2% del 2024. L’export manifatturiero rimane sopra il 38% del fatturato industriale, ma i segnali di pressione vengono dai costi delle materie prime e dall’impatto dei dazi sul mercato americano.
I fatti
Secondo le analisi del Centro Studi di Assolombarda e di Confindustria, il 2026 si presenta come un anno di consolidamento piuttosto che di accelerazione per l’economia lombarda. Dopo la forte crescita del 2022 (+4,3%), il PIL regionale ha progressivamente rallentato: +0,4% nel 2023, +1,2% nel 2024, +0,7% nel 2025, con un’ulteriore decelerazione allo 0,4% atteso per il 2026.
Il rallentamento non è omogeneo tra i settori. La meccanica strumentale e l’automazione industriale continuano a performare al di sopra della media, sostenute dalla domanda di rinnovo del parco macchine stimolata dall’iperammortamento Transizione 5.0. Il tessile e la lavorazione dei metalli scontano invece la pressione dei costi energetici e della concorrenza internazionale.
Sul fronte dell’export, la quota di fatturato industriale lombardo realizzata all’estero si attesta al 38,9%, un dato stabile che conferma la forte vocazione internazionale del sistema produttivo regionale. Bergamo e Brescia si confermano le province con la maggiore propensione all’export, seguite da Milano e Varese.
I fattori di rischio principali per la seconda metà del 2026 sono due: l’aumento dei costi delle materie prime (+3,7% nell’industria nel primo trimestre, il più alto dal 2023) e l’incertezza sui mercati internazionali legata alla politica commerciale degli Stati Uniti.
Fonte: Assolombarda, Booklet Economia 2026; Gazzetta della Lombardia, “Lombardia, nel 2026 cresce l’export ma rallenta il PIL”, 2026; Industria Italiana, “Confindustria: inizio 2026 in peggioramento”, 2026.
Cosa significa
Per le PMI manifatturiere lombarde, un PIL a +0,4% non è una recessione, ma è un segnale che il “vento in poppa” degli anni post-Covid si è esaurito. Le aziende che hanno sfruttato quel periodo per rafforzare la struttura commerciale, diversificare i mercati e investire in tecnologia si trovano in una posizione molto più solida rispetto a chi ha navigato a vista. Questo è un momento per fare il punto: quanto del fatturato attuale dipende da clienti storici? Quante aziende sono nella pipeline come potenziali nuovi clienti?
Conclusioni
Un contesto di crescita moderata premia le imprese con strutture commerciali attive e penalizza quelle che attendono gli ordini. La differenza tra +0,4% e -2% per una singola azienda dipende spesso da scelte di comunicazione e vendita fatte 12-18 mesi prima.
Redazione Industria Lombarda News