Categoria: Interviste e consulenti esperti B2B Data di pubblicazione: 19 giugno 2026
In sintesi
Secondo le ultime ricerche de Il Sole 24 Ore sulla comunicazione B2B, quasi l’80% delle aziende B2B italiane prevede di modificare il proprio mix di comunicazione nel 2026, con uno spostamento netto verso digitale, ufficio stampa e lobbying. Il cambiamento riflette una consapevolezza crescente: la reputazione digitale è diventata un fattore determinante per l’acquisizione di nuovi clienti e partner commerciali.
I fatti
La ricerca pubblicata da Il Sole 24 Ore sulla nuova comunicazione B2B italiana fotografa un settore in rapida evoluzione. Quasi 8 aziende su 10 dichiarano l’intenzione di rivedere il proprio mix di comunicazione nel 2026, con tre direttrici principali: potenziamento della presenza digitale (sito, LinkedIn, contenuti tecnici), rafforzamento delle attività di ufficio stampa e relazioni con i media di settore, e attività di lobbying e relazioni istituzionali più strutturate.
Il dato più significativo riguarda LinkedIn: secondo le ricerche più recenti, la piattaforma è diventata il principale canale con cui i decision maker B2B italiani si informano su fornitori, partner e tendenze di mercato. Questo vale in modo particolare per i CEO di aziende manifatturiere di seconda e terza generazione, che sono presenti su LinkedIn ma raramente in modo strategico — profili non ottimizzati, nessuna attività di content, assenza di materiali tecnici condivisibili.
Il cambiamento nel comportamento dei buyer B2B è alla base di questa evoluzione: prima di contattare un potenziale fornitore, i responsabili acquisti e i direttori generali delle aziende manifatturiere italiane conducono in media tre o quattro ricerche online, controllano LinkedIn, leggono contenuti tecnici e valutano la reputazione digitale complessiva dell’azienda. Un’azienda invisibile digitalmente — anche se eccellente nella produzione — ha un oggettivo svantaggio competitivo in questa fase di screening preliminare.
Il tema della reputazione si intreccia con quello del passaggio generazionale: le nuove generazioni al vertice delle PMI lombarde sono spesso più consapevoli dell’importanza del digitale, ma faticano a integrare questa consapevolezza in una strategia di comunicazione sistematica e coerente con il posizionamento dell’azienda.
Fonte: Il Sole 24 Ore, “Social, reputazione e lobbying nella nuova comunicazione B2B”, 2026.
Cosa significa
Per un imprenditore manifatturiero lombardo, questa evoluzione ha una traduzione pratica immediata: la reputazione digitale dell’azienda — e quella personale del CEO — è parte del processo di vendita, non un extra. Un cliente potenziale che cerca su Google il nome dell’azienda e trova un sito del 2019, una pagina LinkedIn ferma da tre anni e nessun contenuto tecnico recente, ha già formato una prima impressione negativa prima ancora di parlare con un commerciale. La comunicazione B2B strutturata non è un investimento di immagine: è un investimento nella pipeline commerciale.
Conclusioni
L’80% delle aziende B2B che rivedono la comunicazione nel 2026 stanno rispondendo a un cambiamento già avvenuto nel comportamento dei buyer. Per chi non ha ancora iniziato, la distanza da colmare si allarga ogni mese. Partire da LinkedIn — il canale B2B per eccellenza — è la scelta più efficace in termini di rapporto costo-risultato.
Redazione Industria Lombarda News