Categoria: Export e internazionalizzazione    Data di pubblicazione: 19 giugno 2026

In sintesi

I dazi americani imposti dall’amministrazione Trump sull’import europeo — al 15% in via generalizzata e fino al 30% per specifiche categorie — pesano sull’export italiano per una stima tra 4 e 10 miliardi di euro. La Lombardia, con il suo tessuto manifatturiero orientato all’export, è tra le regioni italiane più esposte a questo rischio.

I fatti

Il 2025 si era chiuso con un export italiano verso gli USA cresciuto del 3,3%, grazie soprattutto alla farmaceutica e ai veicoli da trasporto. Ma il 2026 apre su uno scenario più complesso: a febbraio 2026 Trump ha firmato nuovi ordini esecutivi che portano i dazi generalizzati al 10-15% sulle importazioni dall’UE, con aliquote specifiche più elevate su acciaio, alluminio, automotive e macchinari.

L’Italia esporta verso gli USA per circa 66 miliardi di euro l’anno, con un surplus commerciale di 43 miliardi. La Lombardia contribuisce in misura significativa, in particolare nei settori meccanica di precisione, macchinari industriali, chimica e beni di consumo ad alto valore. Secondo le stime di Confindustria e Prometeia, l’impatto complessivo dei dazi sull’industria italiana potrebbe tradursi in una contrazione delle esportazioni manifatturiere verso gli Stati Uniti tra il 5% e il 12% nei prossimi 12 mesi.

La risposta istituzionale include la mobilitazione di CDP, SIMEST e SACE per sostenere la diversificazione geografica delle imprese lombarde, con strumenti di garanzia e finanziamento agevolato per chi intende aprire nuovi mercati o rafforzare la presenza in paesi non soggetti alle tariffe USA.

Fonte: Il Sole 24 Ore, “L’export dell’Italia verso gli Usa vale 66 miliardi. Dalla Lombardia alla Toscana: quali sono le regioni più esposte al rischio dazi”, 2026; FIRSTonline, “Dazi Usa, la nuova battaglia riapre il fronte dei rimborsi miliardari”, 2026.

Cosa significa

Per una PMI manifatturiera lombarda che esporta tra il 20% e il 40% del fatturato verso gli USA, l’effetto dei dazi è diretto: calo di competitività sul prezzo, riduzione dei margini o perdita di commesse a favore di competitor locali americani. La diversificazione verso mercati come Medio Oriente, Sud-Est asiatico e Africa sub-sahariana è oggi una priorità strategica, non più una scelta facoltativa.

Conclusioni

Chi ha già avviato una strategia di internazionalizzazione multi-mercato è in una posizione più robusta. Per chi dipende ancora dal mercato americano, il momento di valutare alternative è adesso, prima che i dazi erodano ulteriormente i margini.

Redazione Industria Lombarda News

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