Categoria: Passaggio generazionale e imprese familiari    Data di pubblicazione: 28 giugno 2026

In sintesi

A marzo 2026 i Giovani Imprenditori di Confindustria hanno stimato che quasi la metà delle imprese familiari italiane dovrà affrontare un ricambio generazionale nei prossimi dieci anni. Nonostante questo, solo il 30% delle aziende sopravvive al primo passaggio e appena il 13% arriva alla terza generazione. Il problema non è tecnico: nel 60% dei casi il motivo del fallimento è la mancanza di fiducia e allineamento in famiglia.

I fatti

Il family business rappresenta il 90% del tessuto produttivo italiano e contribuisce per circa l’80% al PIL nazionale, occupando tre quarti della forza lavoro. Eppure i numeri sul ricambio generazionale sono impietosi: solo il 30% delle aziende familiari supera la prima transizione, il 13% raggiunge la terza generazione. Secondo le stime di Confindustria Giovani Imprenditori aggiornate a marzo 2026, circa il 20% delle imprese familiari italiane dovrà affrontare un passaggio generazionale entro i prossimi cinque anni. Le principali cause di fallimento non sono di natura finanziaria o gestionale: nel 60% dei casi, secondo le ricerche sul settore, il passaggio fallisce per mancanza di allineamento e fiducia tra i membri della famiglia. Un altro ostacolo è la difficoltà del fondatore o del CEO uscente di «lasciare andare»: molti imprenditori over settant’anni continuano a gestire le aziende in modo centralizzato, frenando il reale trasferimento di autorità. C’è però un segnale positivo: negli ultimi tre anni si è registrato un’accelerazione del turn-over, con circa 600 aziende che hanno cambiato leadership. Oltre il 70% dei nuovi imprenditori ha una laurea — indicatore di una generazione più preparata in media rispetto ai predecessori.

Fonte: Il Sole 24 Ore, «Il passaggio generazionale nelle PMI italiane: sfide e grandi opportunità», 2026; Confindustria Giovani Imprenditori, marzo 2026.

Cosa significa

Per un CEO di seconda o terza generazione già al timone, o in procinto di prendere le redini, i dati dicono una cosa sola: strutturare per tempo il passaggio fa la differenza tra sopravvivere e scomparire. Questo richiede governance chiara (statuto, patto di famiglia, consiglio di amministrazione con esterni), ma anche — e forse soprattutto — una comunicazione interna alla famiglia che sia franca e continuativa. Sul fronte esterno, le aziende in fase di transizione generazionale hanno tutto l’interesse a «raccontarsi» in modo professionale sui canali digitali: un brand forte e una reputazione costruita anche online rendono più solida la posizione negoziale con clienti, fornitori e banche nel momento del cambio al vertice.

Conclusioni

Il passaggio generazionale è prima di tutto una questione di fiducia e progettazione. Chi inizia a lavorarci cinque anni prima ha chances enormemente superiori rispetto a chi aspetta l’emergenza.

Redazione Industria Lombarda News

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