Categoria: Export e internazionalizzazione    Data di pubblicazione: 12 luglio 2026

In sintesi

L’export italiano di beni crescerà del 2% nel 2026 e accelererà al 2,5% nel 2027, raggiungendo i 675 miliardi di euro. Lo prevede SACE nel suo rapporto più recente, confermando il manifatturiero come asse portante delle vendite italiane all’estero. Particolarmente rilevante il potenziale aggiuntivo dei macchinari, stimato in 8 miliardi di euro.

I fatti

Secondo le proiezioni di SACE, l’export italiano è atteso in crescita del 2% nel 2026, con un’ulteriore accelerazione al 2,5% nel 2027 (675 miliardi) e al 2,8% nel 2028, superando i 690 miliardi. Il manifatturiero resta il settore trainante: circa il 41% della produzione manifatturiera italiana è attivata, direttamente o indirettamente, da processi produttivi internazionali. Particolarmente rilevante l’analisi sul settore dei macchinari, che secondo Il Sole 24 Ore potrebbe esprimere un potenziale export aggiuntivo di circa 8 miliardi. Sul fronte degli strumenti di supporto, il Bonus Export Digitale Plus di Unioncamere sostiene le microimprese manifatturiere nell’acquisizione di soluzioni digitali per l’internazionalizzazione. Unioncamere ha inoltre attivato un bando per la realizzazione di check-up aziendali per l’internazionalizzazione e piani export personalizzati. Dal lato delle imprese estere, il dato Confindustria-Luiss evidenzia come le aziende a controllo estero pesino per il 21% del fatturato nazionale (887 miliardi nel 2023) e per il 35,8% dell’export totale. Fonte: SACE, rapporto export 2026; FIRSTonline, “Sace: export italiano in crescita del 2% nel 2026”; Il Sole 24 Ore, “Nei macchinari un export potenziale di altri otto miliardi”.

Cosa significa

Per le PMI manifatturiere lombarde, il momento per strutturare una presenza attiva sui mercati esteri è adesso. Il contesto macro è favorevole, gli strumenti pubblici esistono (Bonus Export Digitale, piani export personalizzati di Unioncamere), ma la differenza la fa la capacità di presentarsi sui mercati con strumenti di comunicazione professionale e una struttura commerciale che sappia gestire l’acquisizione di contatti esteri qualificati.

Conclusioni

Chi si limita a ricevere ordini dai mercati esteri attraverso la reputazione storica dell’azienda rischia di perdere quote di mercato a favore di competitor più strutturati sul piano della presenza digitale e commerciale. È il momento di investire in internazionalizzazione attiva.

Redazione Industria Lombarda News

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