Categoria: AI per aziende B2B familiari Data di pubblicazione: 11/10/2026
In sintesi
Metà delle PMI bresciane associate a Confapi ha già introdotto strumenti di intelligenza artificiale, ma gli usi restano concentrati su testi, email e traduzioni. La mancanza di competenze interne è il primo ostacolo.
I fatti
L’aggiornamento di settembre 2026 dell’indagine del Centro Studi Confapi Brescia, condotta su 100 aziende associate, rileva che il 52% ha implementato soluzioni di AI e che il 43% di chi non lo ha fatto ha in programma di farlo. Solo il 18% dichiara una conoscenza elevata della tecnologia e il 37% una conoscenza bassa. Tra chi usa l’AI, l’80% la impiega per redigere testi, il 71% per rivedere bozze, il 63% per traduzioni ed email, il 51% per i social e il 49% per le immagini. I benefici riportati: produttività in aumento per il 75%, migliore qualità del lavoro per il 66%, tempi ridotti per il 61%. Solo il 27% ha piena fiducia nell’affidabilità dei propri dati. La carenza di competenze interne (38%) è il principale freno, la cybersicurezza (50%) il rischio più temuto. Fonte: Confapi Brescia, «Indagine sull’impiego di intelligenza artificiale nelle PMI bresciane: aggiornamento settembre 2026», 29 settembre 2026.
Cosa significa
Il quadro è tipico delle imprese familiari manifatturiere: l’AI entra dall’ufficio, non dalla produzione. I benefici sono reali ma limitati, perché l’uso sui processi industriali, dalla pianificazione alla qualità, richiede dati affidabili. E qui il dato più significativo è che quasi tre aziende su quattro non si fidano pienamente dei propri dati. Senza una base dati ordinata, l’AI resta uno strumento di scrittura.
Conclusioni
Prima del prossimo strumento di AI, vale la pena investire in un’analisi della qualità dei dati aziendali e nella formazione di almeno una persona interna dedicata.
Redazione Industria Lombarda News