Categoria: Export e internazionalizzazione Data di pubblicazione: 17 luglio 2026
In sintesi
L’Italia ha esportato beni per 643 miliardi di euro nel 2025, un record storico che ha consentito al Paese di superare Giappone e Corea del Sud nella classifica mondiale degli esportatori. Il nuovo Piano di Internazionalizzazione 2026 adottato a luglio punta a consolidare questa posizione. Resta però un paradosso: meno del 10% delle PMI riesce a strutturare un percorso export efficace.
I fatti
Il 1° luglio 2026 si è riunita a Roma la XIV sessione della Cabina di Regia per l’internazionalizzazione, presieduta dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. L’esito è l’adozione formale del Piano di Internazionalizzazione 2026, un documento che contiene le nuove linee strategiche per potenziare l’export, attrarre investimenti qualificati e garantire la sicurezza economica nazionale.
Il contesto è favorevole: nel 2025, nonostante le criticità macroeconomiche globali, l’export italiano ha raggiunto la cifra record di 643 miliardi di euro (+3,3% rispetto all’anno precedente), generando un surplus commerciale di 50,7 miliardi. Un risultato che ha posizionato l’Italia come quarto Paese esportatore al mondo.
Le previsioni SACE per il 2026 indicano una crescita del 2% dell’export di beni in valore, con un’accelerazione al 2,5% nel 2027 (675 miliardi) e al 2,8% nel 2028 (oltre 690 miliardi). Un trend che premia in particolare chi ha già strutturato una presenza nei mercati extra-UE, dove la crescita risulta più sostenuta rispetto ai mercati europei.
Eppure, il dato sull’adozione effettiva da parte delle PMI è meno confortante: le piccole e medie imprese rappresentano il 98% delle aziende attive sui mercati internazionali e generano circa 280 miliardi di euro di export, ma meno del 10% di esse riesce a strutturare un percorso di internazionalizzazione in modo efficace e continuativo. Gli strumenti di supporto esistono — dal Fondo 394 SIMEST ai nuovi bandi 2026 — ma spesso non vengono utilizzati per mancanza di competenze interne o di tempo dedicato.
Fonte: piano-export.gov.it, Piano di Internazionalizzazione 2026, luglio 2026; Il Giornale delle PMI, “SACE: l’export italiano crescerà del 2% nel 2026”, 2026.
Cosa significa
Per un’azienda manifatturiera B2B lombarda con fatturato tra i 15 e i 200 milioni, il quadro offre opportunità concrete ma richiede un approccio strutturato. Partecipare a una fiera internazionale ogni due anni non è export: è turismo commerciale. Un percorso serio richiede un piano di mercato, risorse dedicate e strumenti di supporto finanziario (SIMEST, ICE, bandi regionali) che molte imprese non attivano ancora.
Conclusioni
L’Italia esporta di più, ma le PMI potrebbero fare molto di più. Il Piano 2026 è un’occasione concreta: vale la pena verificare se la propria azienda ha accesso ai nuovi strumenti di supporto disponibili tramite SIMEST e ICE prima della fine dell’anno.
Redazione Industria Lombarda News