Categoria: Costi energetici, normative e incentivi    Data di pubblicazione: 1 luglio 2026

In sintesi

Il costo dell’energia è il principale fattore di competitività per le PMI manifatturiere lombarde nel 2026. L’Italia paga ancora prezzi strutturalmente superiori alla media europea, e il 2026 porta nuovi oneri normativi: il CBAM europeo e l’aggiornamento del sistema ETS. Ma esistono strumenti — dall’efficienza energetica agli incentivi Transizione 5.0 — per ridurre l’impatto sulla bolletta.

I fatti

Il problema energetico delle imprese manifatturiere italiane non è congiunturale ma strutturale. Secondo i dati elaborati da Confindustria e AssoESCo, il costo di approvvigionamento dell’energia elettrica e del gas in Italia si colloca stabilmente tra i più alti d’Europa, con uno svantaggio competitivo rispetto a Germania, Francia e Spagna che pesa in modo significativo sui costi di produzione delle aziende energivore.

Nel 2026, a questo quadro si aggiungono due novità normative europee. La prima è il pieno avvio del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il meccanismo che tiene conto delle emissioni incorporate nei beni importati in Europa da Paesi con standard ambientali inferiori. Per le aziende manifatturiere lombarde che importano materie prime o semilavorati da Paesi extra-UE meno attenti ai consumi energetici, il CBAM rappresenta un aggravio di costo potenzialmente significativo.

La seconda novità è l’aggiornamento del sistema ETS (Emissions Trading System), che gestisce le quote di emissione per i settori industriali energivori. Per alcune filiere — come il vetro, la ceramica, la carta — i costi ETS rappresentano già il 3-5% dei costi industriali totali, con proiezioni in aumento nei prossimi anni man mano che le quote gratuite vengono ridotte.

Sul fronte delle soluzioni, A2A ha annunciato una partnership con CNA Brescia per aiutare le PMI bresciane a ridurre i costi energetici attraverso contratti di efficienza energetica (EPC) e diagnosi energetiche gratuite. Una iniziativa simile che potrebbe essere replicata anche nelle altre province lombarde.

Gli strumenti disponibili per ridurre l’impatto energetico includono: il Piano Transizione 5.0 (iperammortamento fino al 180% per investimenti che combinano digitalizzazione ed efficienza energetica), le diagnosi energetiche obbligatorie per le grandi imprese (ma consigliate anche per le medie), e i contratti EPC con le ESCO (Energy Service Company), che finanziano gli investimenti di efficienza con i risparmi futuri.

Fonte: Industria Italiana, “Industria tra taglio dei costi energetici e caos incentivi” e “A2A-CNA Brescia: partnership per ridurre i costi energetici”, 2026.

Cosa significa

Per una PMI manifatturiera con 50-300 dipendenti, la bolletta energetica incide tipicamente tra il 5% e il 15% dei costi di produzione a seconda del settore. Anche una riduzione del 20-30% di questo costo, attraverso interventi di efficienza energetica o contratti di fornitura più vantaggiosi, può avere un impatto significativo sulla marginalità. Il tema non è solo ambientale: è economico e competitivo.

Conclusioni

Prima di rinnovare i contratti di fornitura energetica, vale la pena fare una diagnosi energetica per capire dove si consuma e dove si può risparmiare. E prima di escludere gli incentivi Transizione 5.0 per complessità burocratica, vale la pena verificare con un consulente specializzato se i propri investimenti programmati possono rientrare nella misura.

Redazione Industria Lombarda News

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