Categoria: Export e internazionalizzazione    Data di pubblicazione: 1 luglio 2026

In sintesi

Un sondaggio Alibaba condotto su decision-maker di PMI italiane rivela che il 47% pianifica di aumentare gli investimenti in innovazione nei prossimi 12 mesi, con l’export digitale come leva principale. I principali ostacoli restano i costi alti (44%) e la carenza di risorse e competenze interne (oltre il 20%). I mercati più interessanti: Germania, Francia e Sud-Est asiatico.

I fatti

La ricerca condotta da Alibaba su un campione di decision-maker di PMI italiane — in particolare del settore manifatturiero e dei servizi per l’industria — mostra un’intenzione di investimento significativa: il 47% degli intervistati dichiara di voler aumentare le risorse destinate all’innovazione digitale nei prossimi 12 mesi, con l’obiettivo principale di sostenere l’export e la presenza sui mercati internazionali. Le tecnologie più citate come prioritarie sono: piattaforme di e-commerce B2B, strumenti di CRM internazionali, software di gestione della supply chain e — in misura crescente — soluzioni AI per la personalizzazione dell’offerta e la gestione dei lead esteri. Tra gli ostacoli principali, al primo posto si collocano i costi elevati delle tecnologie (44% degli intervistati), seguiti dalla mancanza di competenze interne per implementarle (oltre il 20%). Un dato che segnala come il vero collo di bottiglia non sia sempre la disponibilità di budget, ma la capacità organizzativa di gestire la trasformazione. Sul fronte degli incentivi, il Bonus Export Digitale Plus di Invitalia rimane lo strumento più accessibile per le micro-imprese manifatturiere: finanzia l’acquisizione di soluzioni digitali per l’export, con contributi a fondo perduto. Unioncamere, tramite il Servizio Nuove Imprese, offre orientamento gratuito per le PMI che intendono internazionalizzarsi per la prima volta.

Fonte: Il Sole 24 Ore, «PMI pronte per il commercio globale guidato dall’AI», 2026; Unioncamere SNI, «Bonus Export Digitale Plus», 2026.

Cosa significa

Il dato più interessante non è il 47% che vuole investire, ma il 20% che dichiara di non avere le competenze per farlo. Per una PMI manifatturiera lombarda, questo si traduce spesso in una scelta make-or-buy: costruire internamente le competenze digitali per l’export (costoso e lento) oppure affidarsi a partner esterni specializzati (più veloce, ma richiede selezione attenta). In entrambi i casi, il punto di partenza è avere chiari gli obiettivi commerciali: quali mercati, quali buyer, quale proposizione di valore differenziante rispetto ai concorrenti locali.

Conclusioni

Internazionalizzare nel 2026 non significa più partecipare a una fiera all’estero: significa costruire una presenza digitale in lingua, ottimizzare il profilo LinkedIn dell’azienda per i buyer internazionali e avere contenuti tecnici scaricabili che parlino ai problemi specifici del mercato target.

Redazione Industria Lombarda News

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