Categoria: Costi energetici, normative e incentivi Data di pubblicazione: 11 luglio 2026
In sintesi
Il differenziale energetico tra l’Italia e i principali partner europei rimane uno dei principali fattori di svantaggio competitivo per il manifatturiero lombardo. Con un costo dell’elettricità superiore dell’87% rispetto alla Francia e oltre il 50% rispetto alla Germania, le PMI che non agiscono in modo strutturato subiscono una erosione progressiva dei margini operativi.
I fatti
La questione energetica non è nuova, ma nel 2026 si ripropone con rinnovata urgenza. Secondo i dati citati dall’economista Alberto Clò in un’analisi pubblicata da Industria Italiana, le imprese italiane pagano l’elettricità l’87% in più rispetto a quelle francesi e significativamente di più rispetto alla media tedesca e spagnola. Questo differenziale, strutturale e non congiunturale, si traduce in un handicap competitivo diretto per i settori manifatturieri energivori: siderurgia, ceramica, plastica, chimica, lavorazione dei metalli.
Nel primo trimestre 2026, i costi delle materie prime — incluso l’energia — sono aumentati del 3,7% nell’industria e del 6,1% nell’artigianato rispetto al trimestre precedente, secondo i dati di Confindustria Lombardia. Si tratta di incrementi che non si registravano dall’inizio del 2023, quando l’onda dello shock energetico post-pandemia stava ancora dispiegando i suoi effetti.
Le strategie che le PMI lombarde più strutturate stanno adottando si articolano su tre livelli: la riduzione dei consumi attraverso investimenti in efficienza energetica (coibentazione, motori elettrici ad alta efficienza, sistemi di recupero del calore); l’autoproduzione attraverso impianti fotovoltaici o la partecipazione a comunità energetiche rinnovabili; e la copertura finanziaria del rischio di prezzo attraverso contratti di fornitura a prezzo fisso o indicizzato su orizzonti pluriennali.
Il percorso non è privo di ostacoli: la complessità normativa degli incentivi, le lunghe attese per i permessi di installazione degli impianti e la difficoltà di accesso al credito per le PMI di dimensioni minori rallentano l’adozione delle soluzioni più efficaci.
Fonte: Industria Italiana, “Energia, l’allarme di Alberto Clò: costi in crescita e l’Italia resta senza strategia”, 2026; Confindustria Lombardia, dati Q1 2026.
Cosa significa
Per una PMI manifatturiera lombarda con consumi annui di 500.000-1.000.000 kWh, un differenziale di costo dell’87% rispetto ai concorrenti francesi si traduce in decine di migliaia di euro di svantaggio strutturale ogni anno. Non è possibile eliminare il differenziale, ma è possibile ridurlo significativamente attraverso un piano di efficienza energetica che combini autoproduzione, efficientamento degli impianti e gestione intelligente dei picchi di consumo.
Conclusioni
La questione energetica non si risolve aspettando una riforma della politica energetica nazionale. Le PMI che stanno guadagnando margine sono quelle che hanno deciso di agire sul loro fabbisogno energetico come se fosse un costo controllabile — perché, in larga misura, lo è.
— Redazione Industria Lombarda News