Categoria: Economia e industria in Lombardia    Data di pubblicazione: 16 giugno 2026

In sintesi

Bergamo e Brescia confermano il loro ruolo di locomotive dell’economia manifatturiera lombarda nel 2026, ma la crescita decelera rispetto al biennio precedente. Le tensioni commerciali internazionali e il costo dell’energia sono i principali fattori di freno per le imprese delle due province.

I fatti

Nel primo trimestre 2026 l’industria bresciana ha registrato ancora crescita, ma «pesa l’incognita Medio Oriente» secondo il rapporto congiunturale di Confindustria Brescia. La provincia di Brescia, con oltre 3.000 imprese manifatturiere e un’elevata specializzazione nella metallurgia, nella meccanica e nella produzione di componenti per l’automotive, risente in misura maggiore delle oscillazioni della domanda internazionale.

Bergamo, d’altra parte, registra un andamento simile: crescita moderata della produzione, con il settore della gomma-plastica e della meccanica strumentale che guidano le performance positive. Tuttavia, anche qui gli imprenditori esprimono preoccupazione per la tenuta degli ordini nel secondo semestre, in particolare dal mercato tedesco — il principale partner commerciale delle due province — che attraversa una fase di stagnazione prolungata.

Il dato aggregato lombardo indica che il PIL regionale è atteso in crescita dell’1,0% nel 2026, un ritmo inferiore rispetto alle previsioni formulate a inizio anno (+1,3%). Il booklet economico di Assolombarda segnala che «la crescita si distribuisce in modo disomogeneo» tra settori e territori, con il comparto dei servizi che in alcune aree compensa la minore dinamicità dell’industria.

Fonte: bsnews.it / Gazzetta della Lombardia, maggio 2026; Assolombarda Booklet Economia 2026.

Cosa significa

Per le PMI manifatturiere di Bergamo e Brescia, il rallentamento è un segnale da non sottovalutare. La dipendenza dalla domanda tedesca — che stenta a riprendersi — e dalla filiera automotive in transizione verso l’elettrico rende urgente la diversificazione dei mercati di sbocco. Le aziende che hanno già avviato processi di internazionalizzazione verso mercati come India, Brasile e Sud-Est asiatico mostrano una maggiore tenuta rispetto a quelle ancora concentrate sull’Europa occidentale.

Conclusioni

Bergamo e Brescia restano competitive, ma il vecchio modello basato sulla domanda tedesca e sull’automotive tradizionale mostra i suoi limiti. Diversificare i mercati e il portafoglio clienti non è più un’opzione, è una necessità operativa per il 2026.

Redazione Industria Lombarda News

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