Categoria: Costi energetici, normative e incentivi Data di pubblicazione: 10 giugno 2026
In sintesi
Le imprese industriali italiane pagano l’elettricità l’87% in più rispetto alle concorrenti francesi. In un’Italia che ha investito oltre 200 miliardi in rinnovabili negli ultimi anni, il costo dell’energia resta tra i più alti d’Europa, con conseguenze dirette sulla competitività del manifatturiero. Confindustria stima a rischio un milione di posti di lavoro nell’industria europea se la situazione non cambia.
I fatti
Il costo dell’energia elettrica per le imprese industriali italiane è tra i più elevati d’Europa, nonostante gli ingenti investimenti in fonti rinnovabili degli ultimi anni. Secondo i dati riportati dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, nel 2024 le aziende italiane hanno pagato l’elettricità l’87% in più rispetto alle aziende francesi, riducendo in modo significativo la competitività di prezzo del manifatturiero italiano sui mercati internazionali. Il problema è strutturale: l’Italia sconta il costo delle materie prime importate per la generazione elettrica, la frammentazione della rete di distribuzione, i costi degli oneri di sistema e la mancanza di una politica energetica industriale stabile nel lungo periodo. Nel 2026, l’incidenza dei costi energetici sul valore della produzione manifatturiera potrebbe raggiungere il 23% per i settori più energivori — ceramica, carta, vetro, chimica, metallurgia — rendendo alcune produzioni economicamente insostenibili nel contesto italiano. Il sistema ETS europeo aggrava ulteriormente il quadro: il costo della CO2 è quasi triplicato dal 2019 al 2025, pesando in modo diretto sui bilanci delle aziende manifatturiere con processi ad alta intensità termica. Fonte: Industria Italiana, “Confindustria: Europa in perdita di competitività, energia troppo cara, un milione di posti persi”, 2026; Industria Italiana, “Energia, l’allarme di Alberto Clò”, 2026.
Cosa significa
Per un CEO manifatturiero lombardo, il costo dell’energia non è una variabile esogena sulla quale non si ha controllo: esistono strumenti concreti per ridurne l’impatto. L’autoproduzione da fotovoltaico, le comunità energetiche, i contratti PPA (Power Purchase Agreement) con produttori rinnovabili e l’efficienza energetica dei processi sono leve che le aziende più strutturate stanno già usando per ridurre la dipendenza dal mercato elettrico tradizionale.
Conclusioni
Aspettare una soluzione strutturale al problema energetico italiano significa perdere competitività ogni anno. Le PMI manifatturiere che avviano oggi progetti di efficienza energetica e autoproduzione riducono i costi nel medio periodo e accedono agli incentivi Transizione 5.0 per i relativi investimenti. Redazione Industria Lombarda News