Categoria: Export e internazionalizzazione    Data di pubblicazione: 29 giugno 2026

In sintesi

Un’analisi congiunta di Confindustria, Confindustria Lombardia e Assolombarda certifica il peso straordinario della manifattura italiana: con il 15% del PIL, il settore genera il 95% dell’export nazionale e concentra il 35% degli investimenti. Una forza che va però organizzata e presidiata con strumenti commerciali adeguati.

I fatti

Il documento, presentato nel corso di un evento istituzionale a Milano, ricostruisce il perimetro dell’industria manifatturiera italiana come motore della competitività nazionale. I numeri parlano chiaro: la manifattura vale il 15% del PIL ma genera il 95% delle esportazioni e concentra il 35% degli investimenti totali del Paese. Un rapporto che non ha equivalenti in altri settori e che spiega perché la salute del manifatturiero sia direttamente collegata alla salute dell’intera economia italiana.

Sul fronte lombardo, la regione ospita oltre 20.000 imprese a controllo estero, con 409.000 addetti e 49,8 miliardi di valore aggiunto, il che la rende la principale destinazione di investimenti esteri in Italia. Questa capacità di attrarre e trattenere imprese internazionali si lega alla qualità del tessuto manifatturiero locale: filiere corte, know-how specialistico, flessibilità produttiva.

Il rapporto segnala però un punto critico: molte PMI manifatturiere — specie quelle di 2a e 3a generazione — non hanno ancora strutturato una funzione commerciale internazionale. L’export avviene spesso in modo reattivo (rispondendo a richieste in arrivo) piuttosto che proattivo (identificando e aggredendo nuovi mercati). Questa modalità funziona finché la reputazione del fondatore regge, ma non scala nel lungo periodo.

Fonte: Industria Italiana, “20mila imprese estere, 409mila addetti, 49,8 miliardi di valore aggiunto: la Lombardia che attrae e innova”, giugno 2026.

Cosa significa

Per un CEO di seconda generazione che gestisce un’azienda manifatturiera lombarda, questo dato è sia un punto di forza che un richiamo all’azione. Il brand “made in Italy” e “made in Lombardia” ha ancora un valore enorme sui mercati internazionali — ma va comunicato e presidiato. Non basta produrre bene: bisogna farsi trovare dai buyer giusti nel momento giusto.

Conclusioni

L’internazionalizzazione non è un lusso per le grandi aziende: è una necessità strutturale anche per le PMI. Il passo concreto è mappare quali mercati esteri sono già raggiunti passivamente e decidere dove investire per presidiare in modo attivo.

Redazione Industria Lombarda News

Avatar photo

Di Redazione Industria Lombarda News

News per gli imprenditori B2B

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *